martedì 21 febbraio 2012

Gambizzare Internet - parte 1

Accendi il PC, ti connetti a Internet.
Chatti con un tipo in Australia e scarichi lo sconosciuto film giapponese che ti ha consigliato, diffusosi all'estero solo col passaparola tra siti e ispirato alla storia vera di una recente protesta in Cina di cui leggi la notizia riportata e commentata da mille fonti diverse sul web, ma ignorata da TV e giornali.
Tutti hanno potenzialmente accesso a uno strumento potente che aiuta la libertà, la pluralità e la democrazia.

                             Oppure puoi limitarti ad autorincoglionirti guardando foto per ore, sono scelte legittime...


Purtroppo non a tutti conviene un Internet libero.
Per questioni di soldi, principalmente, ma non solo. I governi più potenti del mondo stanno sistematicamente tentando pesanti interventi per incatenare Internet.

Ma andiamo per gradi. Comincerò da un piccolo grande Paese. Il nostro.


                                                                 ITALIA

In Italia, per proteggersi da illeciti telematici (violazioni di copyright, privacy, diffamazioni, ecc.) occorre rivolgersi a un magistrato.
La Lega Nord sembrava non essere d'accordo.
Il 20-01-2012 viene approvato l'emendamento dell'onorevole Fava, appartenente al nordissimo partito color verde-pisello: i privati avrebbero potuto rivolgersi direttamente ai provider per ottenere la rimozione di post o l'oscuramento di un intero sito se i contenuti fossero semplicemente giudicati illeciti dal richiedente.

Cioè, io dico:"ehi, quelle parole mi diffamano" e il provider mi deve censurare preventivamente.

Le conseguenze potevano essere l'ingolfamento di molti siti importanti e l'annullamento della direttiva europea sulla neutralità dei provider.



Fortunatamente era una porcata così vistosa ed esagerata che il 1° Febbraio, alla Camera, gli unici a votarlo sono stati quelli della Lega e l'emendamento è stato respinto.

Simile, ma un po' più complessa è invece la situazione in USA...

(M.L.)

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