mercoledì 30 gennaio 2013

LA NOSTRA I.M.U.

  L’attuale IMU sulla prima casa, introdotta il 6 Dicembre 2011 dal neonato governo Monti con il c.d. decreto “Salva Italia”, ha il grande difetto di avere aliquote piatte, cioè uniche e uguali per tutti indipendentemente  dal valore del patrimonio che si possiede. L’unico “sconto” a disposizione, sulla base del valore catastale dell’immobile, è di 200,00 € sull’ “abitazione principale”, più 50,00€ per ciascun figlio fino a 26 anni di età, ma con un max detraibile di 400,00€. Ciò significa che dal 5° figlio in su, non si ha diritto ad alcuno sconto e ciò è assurdo, perché sono proprio le famiglie più numerose ad avere bisogno di un aiuto. Esse, sono soprattutto le più coraggiose e quelle di cui ha uno straordinario bisogno il nostro Paese che, demograficamente in calo da decenni, ha grande esigenza di fermare il declino. Il Partito Democratico propone invece un imposta progressiva, in coerenza con il principio di giustizia sociale e di capacità contributiva previsto nell’art.53 della nostra Costituzione, che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Col termine “ PROGRESSIVITA’ ” intendiamo dire che le aliquote di imposta debbano essere considerate per scaglioni di ricchezza, tenendo conto non solo del patrimonio immobiliare di un soggetto, ma anche di quello mobiliare, quindi:depositi,titoli,preziosi,opere d’arte e così via. Inoltre, si profila l’esenzione per le prime case che ora pagano un imposta IMU fino a 500,00€, con l’esclusione delle abitazioni signorili, abitazioni in ville, castelli e palazzi di prestigio e grande valore storico e artistico (cat.A1, cat.A8, cat.A9) come era già per la vecchia ICI. Dobbiamo tenere conto del fatto che tutti i dati statistici degli ultimi decenni, rivelano l’impresentabile verità che la forbice fra ricchi e poveri va continuamente allargandosi anche in Italia. Nel nostro Paese, il 10% della popolazione detiene il 46% della ricchezza, mentre l’altro 90% campa con il restante 54% (dati ISTAT), ciò significa che una famiglia del primo gruppo possiede 7,7 volte la ricchezza di una del secondo gruppo. E’una questione inammissibile per un Paese che voglia minimamente reputarsi CIVILE.  E’ necessario dunque, riportare una parte cospicua dell’onere fiscale sul primo gruppo, al fine di ritrovare quel giusto equilibrio che è proprio di una qualsiasi società civile, ridando sostanza e significato alla tanto blasonata: “ EQUITA’ ”

 Federico Palomba.

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